Contenuto principale

Messaggio di avviso

Questo sito fa uso di cookie (tecnici e analitici ad essi assimilabili) per migliorare l'esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull'utilizzo del sito stesso. Oltre ai precedenti il presente sito contiene componenti di terze parti (Google maps, Facebook, Issuu, Twitter, Youtube) che utilizzano cookie di profilazione a fini pubblicitari per i quali è necessario prestare il consenso. Può conoscere i dettagli cliccando sul pulsante "Cookie Policy". Proseguendo nella navigazione nel sito si accetta l'uso di tutti i cookie di terze parti precedentemente elencati.

Negli ultimi 10 anni la politica di coesione europea ha aiutato le regioni a riprendersi dallo shock della crisi economica, ma le disparità territoriali in campi come la disoccupazione e l'innovazione industriale sono aumentate invece di assottigliarsi. L'Italia, in particolare, resta tra le ultime posizioni dell'Ue, unica insieme alla Grecia e che ha registrato un calo medio del Pil pro capite superiore al 15% fra il 2000 e il 2015, nonostante i milioni di fondi Ue investiti. Sono questi alcuni dei dati rilevati nella 7^ relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale pubblicata dalla Commissione Ue in occasione dell'apertura, a Bruxelles, della settimana dedicata alle Regioni e alle Città europee (9-12 ottobre).

Se da un lato nell'Unione Europea l'occupazione è tornata sopra i livelli pre-crisi, dall'altro la disoccupazione resta ancora ben superiore rispetto a quella del 2008. Nel 2016 il tasso di occupazione delle persone di età compresa tra i 20 e i 64 anni nell'Ue ha superato i livelli pre-crisi per la prima volta: al 71%, ha raggiunto un livello superiore di un punto percentuale al 2008, ma ancora al di sotto dell'obiettivo del 75% per il 2020, fissato nella strategia Europa 2020.
Il dato sicuramente positivo è che dal 2007, la politica di coesione (che vale l'8,5% degli investimenti pubblici nell'Ue) ha creato 1,2 milioni di posti di lavoro, ma il tasso medio di disoccupazione nell'Unione (8,6%) resta ancora superiore a quello del 2008 (7%).

Il report della Commissione sottolinea, tra l'altro, che l'attuale livello d'investimenti è insufficiente per raggiungere gli obiettivi 2030 di riduzione delle emissioni di gas serra e di uso delle energie rinnovabili. Per massimizzare i risultati e correggere le storture emerse finora, l'esecutivo comunitario propone quindi di focalizzare la politica di coesione del futuro sull'adattamento alla globalizzazione di regioni e Pmi, lotta alla disoccupazione e supporto alle riforme strutturali attraverso un legame più stretto fra i fondi Ue e le raccomandazioni specifiche per Paese compilate ogni anno da Bruxelles.

Per quanto riguarda in generale il lavoro, la situazione varia molto nelle diverse parti dell'Ue: il tasso di disoccupazione nell'Ue è calato da un massimo del 10,9% nel 2013 all'8,6% nel 2016 e al 7,7% nel 2017, ancora al di sopra del 7% del 2008. In alcuni Paesi, la disoccupazione è più bassa rispetto al 2008, ma in altri è ancora superiore di almeno cinque punti percentuali. Le disparità tra le varie regioni nella disoccupazione non si sono ridotte fino al 2016, ma hanno largamente cessato di ampliarsi.

Sebbene “ci sia stato qualche avvicinamento agli obiettivi di Europa 2020 tra il 2010 e il 2015, la velocità dei progressi non è sufficiente a raggiungerli entro il 2020. Le regioni più sviluppate sono le più vicine a raggiungerli, ma quelle meno sviluppate hanno fatto più progressi. Le regioni di transizione (quelle intermedie) non hanno fatto quasi alcun progresso e verranno raggiunte dalle meno sviluppate entro il 2020 se il trend continua così”.

Approfondimenti: EU Finances: new Cohesion report fuels the discussion on EU funds after 2020.